di Ardilla da Back to Basics Volume Three: Rewilding, di Green Anarchy e WIldroots Collective

Come sarebbe il mondo se gli animali non umani mettessero in discussione il proprio istinto? Se uno scoiattolo, ad esempio, sentisse un rumore e si convincesse che “probabilmente non è niente”? Sarebbe solo “paranoico”. Lo scoiattolo verrebbe mangiato in pochi minuti. Invece, lo scoiattolo, come molti altri, ascolta il suo istinto e poi usa le sue abilità adattive per influenzare la situazione. Questo può comportare la fuga, l’esplorazione della situazione e/o un ringhio di avvertimento. Gli esseri umani civilizzati sono gli unici animali così lontani dai propri istinti primari da convincersi spesso a ignorare ciò che il loro istinto gli suggerisce. L’addomesticamento ci porta a razionalizzare il nostro intuito, allontanandoci dal qui e ora e trascinandoci in una battaglia mentale per convincerci a ignorare ciò che proviamo. Ci viene detto che per agire in base al nostro istinto/intuito abbiamo bisogno di prove… i sentimenti non contano.
Uso i termini intuito e istinto in modo intercambiabile perché indicano una relazione simile con il corpo e ciò che lo circonda. Come afferma l’Oxford Dictionary (1997, edizione americana), “l’intuito è la percezione o comprensione immediata senza ragionamento cosciente”. Prosegue elencando i sinonimi “istinto, ispirazione, sesto senso, presentimento e premonizione”. È interessante notare che l’istinto è descritto come “un modello di comportamento innato, soprattutto negli animali” e come “impulso innato” o “abilità inconscia; intuizione”. Includo queste definizioni per ribadire la connessione tra intuizione e istinto, mettendo così in luce l’importanza di ascoltare il nostro intuito come atto di riapprendimento di modi di vivere più naturali/selvaggi. Ciò che è stato schiacciato dal peso di questo incubo industriale paralizzante può essere riportato in vita seguendo l’esempio degli animali non umani e non mettendo in discussione il nostro istinto. Anche se possono presentarsi occasioni in cui è necessario riflettere più a fondo, applicare la razionalità o fare brainstorming su una situazione particolare, in genere la soluzione diventa chiara anche quando semplicemente ci “sembra giusta”. Gli esseri selvaggi non mettono in discussione il loro intuito. Vivono affidandosi ad esso.
L’addomesticamento è il modo in cui la civilizzazione ottiene il controllo, allontanandoci dalla nostra identità animale primordiale. Ci ritroviamo con sistemi e formule ordinati, progettati per “risolvere i problemi” al posto nostro. L’attenzione della cultura occidentale per il metodo scientifico (ipotesi > esperimento > conclusione) contribuisce a mettere in evidenza i modi in cui il nostro istinto non è considerato un valido strumento di conoscenza. Il tuo presentimento deve essere verificato… ci deve essere una teoria che lo spieghi… deve poter essere valutato oggettivamente… vedere per credere! Questo processo di desensibilizzazione separa e poi delegittima i nostri sentimenti istintivi, e così la nostra intuizione viene separata dal nostro io incarnato. Spesso descritta come “sensazione viscerale” o nostra prima reazione, l’intuizione è una modalità di sopravvivenza che la civilzzazione cerca di smorzare/rimuovere/mascherare. Ci viene detto che queste emozioni “non sono razionali” e “devono essere ponderate”. Tuttavia, è proprio in questo ripensamento che l’addomesticamento compie la sua conquista definitiva. Cominciamo così a coltivare una sfiducia nei confronti di ciò che il nostro corpo ci dice e di ciò che proviamo veramente. Cominciamo a pensare che gli altri sappiano meglio di noi ciò che vogliamo. La divisione tra mente e corpo si amplifica. Siamo ulteriormente separati dal nostro corpo.
È interessante notare come il legame con l’intuizione venga troppo facilmente associato al genere, parallelamente alle dinamiche del modello dominante. Esagerando il rapporto sia degli uomini che delle donne con la loro intuizione, la cultura occidentale ha reso il legame intimo con l’intuizione sinonimo di isteria e pensiero irrazionale, facendo così sembrare irraggiungibile il legame con il proprio istinto e perpetuando così i malintesi uomo=mente=razionale e donna=corpo=emotiva. È una vecchia storia. Ma è interessante vedere come le lezioni di addomesticamento siano incanalate nella nostra concezione di cosa significhi essere donna o uomo. Indottrinare con successo le persone ad una concezione statica dei ruoli di genere significa rendere possibile, allo stesso tempo, un’ossessione per il mantenimento di queste fragili facciate.
E così lo spettacolo continua. Ad esempio, quando gli uomini riconoscono il proprio intuito, spesso lo mascherano con un linguaggio più razionale, dicendo che sono “bravi a giudicare il carattere delle persone”. Vengono relegati in ruoli iperrazionali e non emotivi che promuovono modi di essere distaccati e oggettivi. Non è una coincidenza che le persone che ricoprono posizioni di autorità (poliziotti, medici, giudici, insegnanti, funzionari governativi, ecc.) siano generalmente classificate in questo modo. D’altra parte, anche l’intuizione delle donne è stata delegittimata, sminuita ed esagerata, insinuando che le donne siano in qualche modo guidate esclusivamente dal loro intuito e quindi incapaci di qualsiasi pensiero razionale o deduttivo. Questo è simile al modo in cui viene generalmente descritto “l’altro” (i poveri, le persone di origine indigena, i disabili).
Diventa quindi evidente che sia gli uomini che le donne sono saturi di messaggi che suggeriscono che sia problematico o addirittura impossibile vivere ascoltando il proprio istinto. Ovviamente ci sono casi e culture in cui queste dinamiche sono diverse, ma può essere utile esplorare i modelli che emergono nelle strategie della civiltà occidentale per impedire alle persone di essere se stesse. Per abbattere queste dinamiche, è importante osservare più da vicino i modi in cui l’addomesticamento ci allontana dal nostro intuito e ha utilizzato rigidi ruoli di genere per garantire che la nostra animalità sembri irraggiungibile.
Parte della mia rivoluzione consiste nel disimparare le lezioni di ottusità e separazione che la civilizzazione mi ha imposto, abbracciando invece un modo di vivere più olistico e istintivo. Per tornare allo stato selvaggio, per entrare maggiormente in contatto con il nostro io primordiale, animale, è fondamentale che riusciamo a fidarci del nostro “istinto”, che ascoltiamo la nostra intuizione.
Credo che seguire i nostri istinti animali/primordiali sia fondamentale nel difficile processo di re-inselvatichimento. Considero l’inselvatichimento come parte della mia lotta per essere pienamente nel mio corpo, usare tutti i miei sensi e entrare in sintonia con il mondo naturale che mi circonda. Lasciare che queste fasi di consapevolezza modellino il luogo in cui vivo, le persone con cui ho affinità, ciò che mangio, come trascorro il mio tempo… ogni aspetto. L’inselvatichimento è un processo attraverso il quale disimpariamo l’addomesticamento. Impariamo a desiderare e provare passione. A seguire i nostri istinti.
Il mio processo di re-inselvatichimento consiste nel reimparare chi sono, ascoltando il mio intuito.